Oddio, ecco un nuovo video che entra di diritto nella mia personale top five. Incredibile la prestazione canora di questo bambino, di chiare origini asiatiche che canta Hey Jude dei Beatles quasi meglio del grande Pal Mc Cartney. La sua capacità di stare a tempo con le note e con i vari spezzoni della canzone, ma anche la bravura con la quale riesce a cambiare tonalità: sono tutti fattori che lasciano senza parole.
E poi è di una simpatia travolgente, con l’urlo finale poco prima del “nananana..hey Jude”. Per chi ama i Beatles un filmato imperdibile, ma lo stesso dicasi per tutti quelli che amano i bambini, soprattutto quelli spigliati. Standing ovation per il nostro “pannolino canterino”, sperando che intanto non ci siano state reazioni fisiologiche incontrollate..
Una strada a metà tra i vecchi spot che quasi quotidianamente vi mostriamo e il tema intramontabile dell’ironia. Ecco il mix imperdibile del filmato di quest’oggi. Da un lato abbiamo il famosissimo “Egoist” che ha segnato un’epoca pubblicitaria a cavallo degli anni ’80 e ’90, dall’altro un altro classico, stavolta per gli appassionati di sport e più in particolare di calcio: mi riferisco alla leggendaria conferenza stampa di Giovanni Trapattoni, in cui il nostro mister fece un sol boccone delle allora prime donne del Bayer Monaco.
Nella mente di tutti, tuttavia, resterà solo un nome, quello di Thomas Struntz. Se per i tedeschi da quel momento il Trap è diventato un mito, qui da noi si parla appunto di leggenda. Con il filmato di oggi vi lasciamo immaginare un Trap versione donna incavolata col suo uomo…niente male come assemblaggio…
Due geni. Definizione migliore è impossibile trovare per questi due ragazzi, che nel baraonda di imitatori che spopolano sul web riescono a distinguersi per bravura e tempistica, pur scegliendo dei soggetti che a partire dal Mondiale del 2006 in Germania sono diventati più famosi di quanto non fossero già.
Fabio Caressa e Giuseppe Bergomi hanno forse avuto la loro miglior performance ai microfoni si Sky in occasione della semifinale mondiale tra Germania e Italia, dopo aver quasi imprecato subito dopo il palo di Gilardino (Caressa) e aver mantenuto la calma anche in momenti cruciali (Bergomi). Quei 120 secondo a cavallo dei gol di Grosso e Del Piero restano però insuperabili, e i due imitatori riescono a stare a passo con i tempi di intervento in modo incredibile. Divertentissima la faccia dell’imitatore di Bergomi al momento del gol, nonostante questi faccia un piccolo errore nei secondi finali. In ogni caso davvero bravissimi!
Un premio all’impegno. Ecco il motivo per il quale oggi vi presentiamo un video che ritrae due giovanotti mentre si cimentano ad imitare i grandissimi Skiantos con “Mi piacciono le sbarbine”. In primo luogo vanno elogiati i gusti musicali dei nostri amici, vista la grandezza del pezzo in sottofondo, quindi l’ironia con la quale affrontano un compito simile.
Di sicuro lo si fa non con la presunzione di essere uguali alla celebrità di turno, ma per passare una mezzoretta diversa, senza contare il tempo “sprecato” per terminare il montaggio. Le espressioni dei giovani potrebbero anche essere sintomo di un sincero apprezzamento del genere musicale. Così fosse la perfomance dell’imitazione, decisamente insufficiente, sarebbe in qualche modo ripagata e tutti noi potremmo (il condizionale è d’obbligo) chiudere un occhio. Ci penseremo dai..
Ogni giorno mi cimento a scrivere articoli, ma per oggi basta così, alcuni articoli sono già stati pubblicati, ma ora dico stop, stop almeno fino a domani, non so se faccio bene o faccio male, ma mi va di fare così. IoNelWeb è un network nato per il divertimento, giochi, incontri, turismo, quindi non siamo chiamati a trattare certi argomenti, ma quando si vedono certe cose passa la voglia di fare.
“Guardate gli occhi della ragazza nell’immagine. Ci dicono addio. E’ stata appena colpita a morte dalla polizia iraniana. L’informazione rende liberi e la Rete è informazione. Le dittature non possono nulla contro un popolo informato. Pubblicate e fate circolare i video sulla rivoluzione iraniana.”
Admin, Mario
E la donna disse: “Con questa controllerò la tua vita”. Cari lettori, non potete immaginare quanto stia spopolando su alcuni social network questa foto che ritrae due dolcissimi bambini, impegnati a fare chissà cosa. Ebbene, mai una frase aggiunta in un secondo momento da qualche utente, associata ad una banalissima immagine ha mai avuti così tanti consensi in ambienti come Facebook.
Il motivo di tale successo a mio avviso è di facile individuazione: la frase incriminata a quanto pare ha un fondo di verità. Anzi, forse più di un fondo. In molti sembrano riconoscersi pienamente nel pensiero espresso e non a caso il gruppo creato appositamente proprio su Facebook ha raccolto la bellezza di 15 mila iscritti.
Al fondatore (geniale) dell’Associazione i nostri più sentiti ringraziamenti per aver allietato una grigia domenica estiva.

Alzi la mano colui al quale non è mai capitato di ritrovarsi un lavavetri ad un incrocio di una grande città, magari con il vetro già bello pulito e in ritardassimo ad un importante appuntamento. Certo, a volte i servizi offerti da questi simpatici personaggi ci tornano molto utili, anche perché per nulla costosi, ma spesso e volentieri il loro intervento è poco gradito, senza contare che allo scattare del semaforo verde il loro “lavoro” non è ancora finito, con il rischio di beccarsi le imprecazioni degli automobilistici che ci seguono. Insomma, scene che si vivono quasi ogni giorno nelle grandi città (Napoli in primis) ed allora ecco scattare l’ennesimo filmato ironico da diffondere sul Web.
Dunque, anche quello del lavavetri rischia di essere talvolta un mestiere decisamente pericoloso.
Seconda tappa per il nostro viaggio all’interno degli spot che hanno fatto la storia della televisione italiana. Dopo lo storico messaggio commerciale della Barilla, tocca quest’oggi alla Coca Cola.
A dire il vero lo spot che vi presentiamo oggi risale al 1990, quindi il genere cambia leggermente rispetto agli altri video che vi presenteremo. Si tratta di una delle prime comunicazioni pubblicitarie andate in onda con un forte legame ad una festività, in questo caso il Natale.
Il brand della bevanda, più in particolare, decide di approfittare dell’occasione per creare una nuova semantica pubblicitaria e di lì a pochi anni in molti si affretteranno ad imitare Coca Cola, considerando il grande successo riscontrato del nuovo trend.
Non a caso in molti ancora fisso nella mente il ricordo di questo spot, nonostante gli anni passati da quel 1990 sono ormai parecchi.
Apriamo un nuovo appuntamento per i nostri fedelissimi lettori. Da quest’oggi ci dedicheremo alla selezione e riproposizione di vecchi spot televisivi. Lo scopo ovviamente non è quello di mettere in evidenza alcuni brand che ancora oggi fanno parte della nostra vita quotidiana, ma quello di far rivivere sensazioni ormai sopite a chi non è più un teenager.
Non si poteva che partire da un classico, lo spot della Barilla che ha fatto piangere il cuore e sciogliere più di una generazione, con il gattino abbandonato e trovato sotto la pioggia da una bimba di ritorno da scuola. La musica in sottofondo, oltre ad immagini che rievocano il contesto della famiglia, valore estremamente forte in quegli anni e di recente smarrito (o almeno in parte), hanno accompagnato per anni le giornate di molti di noi.
Insomma, un messaggio commerciale senza dubbio molto ben riuscito..
E poi ci lamentiamo degli arbitri italiani. Incredibile quanto visto nel filmato che vi presentiamo quest’oggi. Difficile individuare qual è la partita in questione anche se i nomi scritti alle spalle dei giocatori lasciano presagire un campionato di livello non eccessivamente basso. Fatto sta che l’attaccante dopo un volo indecente causato semplicemente dalla sua incapacità di concludere in gol un’azione personale vede assegnarsi il più incredibile dei rigori.
Per il portiere oltre al danno la beffa: l’arbitro, infatti, decide di infierire sancendo un’immeritata espulsione. Roba che nemmeno ai tempi di calciopoli (ci scusino tutti i tifosi della Juve) abbiamo visto in Italia.
Tutto questo per sottolineare come al basso livello qualitativo dei calciatori spesso corrisponde un livello altrettanto baso per le “giacchette nere” (anche se questa definizione poco si addice agli arbitri della nostra epoca).
