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La rivisitazione di spot particolarmente famosi è comunque un trend sempre più diffuso sul Web e che vede protagonisti gente comune, ma anche specialisti del settore. A volte vengono fuori davvero idee geniali e divertenti. In questo caso trattiamo una campagna pubblicitaria lanciata pochi mesi fa, ma sul Web già si sprecano le parodie su di essa, alcune delle quali molto divertenti. Lo spot Durex, o meglio la sua simpatica rivisitazione, merita un approfondimento. Motivo numero uno: il gioco di parole al termine del video, che non escludiamo possa essere la linea guida per future iniziative promozionali
.Motivo numero due: porre l’ironia anche sul versante maschile, vista l’insistenza con la quale, anche in chiave giocosa, si tende a rappresentare l’universo sessuale in ottica femminile.Lo spot è già divertente di suo, col il Flauto di Mozart a dominare la scena (anche in questo caso i doppi sensi si sprecano), ma forse questa versione è anche meglio.
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Nel mio solito tour sul Web ho avuto il piacere di imbattermi in un interessantissimi articolo di Laura Francesconi, una grandissima esperta nel campo del Web Marketing. Più in particolare, l’argomento trattato è a mio modesto parere un aspetto spesso snobbato dai professionisti del settore: mi riferisco al form di registrazione. Si tratta dello strumento “più spontaneo” per iniziare a disporre di una discreta Mailing List. L’utente visita il nostro sito, trova interessanti alcuni degli argomenti proposti e decide di fidelizzarsi al portale con un’azione diretta. Il form, come giustamente afferma la Francesconi, non deve essere collocato solo in una pagina del sito: è infatti consigliabile l’inserimento di un collegamento ipertestuale in varie pagine, se non addirittura concepire la coesistenza tra determinati argomenti e un form “esploso”. Indispensabile è indicare dal primo istante i vantaggi sui quali potranno contare gli utenti che decideranno di scriversi, ma soprattutto richiedere poche informazioni in una fase così delicata.C’è però un aspetto trascurato: il form non deve comportare necessariamente ed esplicitamente una registrazione, ma può essere una semplice richiesta di informazioni a partire dalla quale si otterranno poi indirizzi e-mail. L’argomento sarà ripreso
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Avere un’età e non sentirla. Quanti di noi staranno invidiando la simpatica vecchietta protagonista di questo esilarante video? Molti, moltissimi. Forse qualche ritocco c’è stato, ma è innegabile che la nuova generazione di anziani sia alto spessore e che la performance della nostra amica meriti una menzione d’onore. Cinquantuno secondi intensissimi e dall’alto tasso tecnico. Il ritmo sembra scorrere nelle vene. Da sottolineare soprattutto il cambio di passo attorno ai 29 secondi. Alcuni passi sono degni del migliore Billy Ballo (gli appassionati di Mai Dire Martedì capiranno..) ed è bello dare la giusta visibilità a chi riesce a distinguersi con simili colpi di genio.Non è la prima volta che in Rete vengano diffusi video di questo genere, ma nei limiti del possibile cercheremo di dare a tutti un attimo di gloria. Siamo sicuri che non mancheranno i video risposta, sia tra i teenager, sia tra personaggi di mezza età fuori, ma ragazzini dentro. Forza giovani!!!
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C’è grande confusione legislativa, ad oggi, su uno degli aspetti principali legati al mondo dell’e-mail marketing, che per molti e-commerce resta il principale mezzo strategico per raggiungere target definiti e non. Una delle poche certezze è che una singola e-mail con contenuti promozionali inviata senza previo consenso ricade già nella definizione di SPAM. Non è un caso che il requisito minimo per sporgere una denuncia è l’aver ricevuto una sola e-mail, addirittura senza la necessità di dover dimostrare il mittente abbia pianificato e realizzato un invio di massa.
I problemi, tuttavia, sono a monte. Questa normativa, così come tante leggi nel nostro Paese, è soggetta a interpretazioni. In questo caso l’ambiguità ha un’origine bizzarra: non esiste, infatti, una “legge sullo spam”, né tantomeno una normativa in grado di definire chiaramente cosa sia lo spam. Il garante, ovvero l’unico soggetto dal quale si possono reperire informazioni navigando in Rete, si è limitato a parlare di e-mail con contenuto promozionale senza previo consenso, senza specificare mezzi o metodiche.
Manca una legge, non le multe. Facciano dunque attenzione gli esperti del settore, almeno fino a quando non si avrà un quadro più chiaro della situazione.
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Oggi andiamo leggermente off topic rispetto ai video che quotidianamente vi offriamo. Si tratta, però, di un atto dovuto e volto a dare la giusta importanza ad un campione che purtroppo qualche giorno fa ci ha lasciati. Chi vi scrive non è certo un appassionato di box, ma vi sono imprese sportive (e Parisi nel corso di una vita troppo breve ne ha fatte tante) che meritano di essere ricordate nel tempo, come quella qui raccontata in occasione delle Olimpiadi di Seul nel 1988. Appena 141 secondi per conquistare l’oro contro il rumenu Dumitrescu, dato alla vigilia come il grande favorito per il successo finale.
Gli occhi di Parisi a 5:07 sono a mio parere la cartolina migliore per fotografare la storia di un campione, la cui scomparsa ha sconvolto tutti, addetti ai lavori e non, parenti e chi semplicemente lo aveva “sentito nominare”. Il rischio di sconfinare nella banalità in questi casi è molto alto, ragion per cui mi limito a dire: “Fai buon viaggio Giovanni. Grazie per tutto ciò che hai fatto”.
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Ci sono spot pubblicitari che per qualche strano motivo hanno un successo maggiore sulla Rete piuttosto che in TV. E’ questa una delle tendenze più difficile da spiegare nel mondo della comunicazione pubblicitaria. Sarà che buona parte del target passa ormai più tempo davanti al pc, rispetto alla televisione, ma fatto sta che alcune campagne rischiano di avere successo a distanza di settimane, se non addirittura di anni. E’ quello che è avvenuto alla Wilkinson, che tempo fa ha avuto modo di realizzare un cortometraggio, o se vogliamo una sorta di trailer a mo’ di cartone animato, dove il protagonista è un bimbo che probabilmente non ha ancora dalla sua un anno di vita. Esilaranti i richiami a film famosissimo: uno tra tutti Matrix, con la sospensione in aria culminata con l’ “effetto speciale”.
Un video a mio modesto parere da non perdere, soprattutto per i neo-papà, che probabilmente guarderanno con maggiore scetticismo le proprie creature da oggi: qualche bacio e una carezza in meno potrebbero garantire la salvezza…
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Il settore economico-finanziario rappresenta probabilmente uno degli ambiti maggiormente consolidati nel contesto della Rete. Un successo inevitabile, considerando il fatto che l’utente ha adesso la possibilità di effettuare moltissime operazioni con la Banca di riferimento comodamente e con un semplice click, scongiurando così il pericolo di interminabili file allo sportello. Certo, c’è da cambiare la mentalità dell’utente medio, ma i numeri inducono all’essere fiduciosi.
Già agli inizi degli anni novanta il rapporto tra innovazione tecnologica e attività bancaria induceva a riflettere sul fenomeno della così detta “banca virtuale”, intesa come intermediario che offre prodotti e servizi finanziari attraverso canali distributivi che prescindono dal contatto personale con il cliente. A tale fenomeno erano riconducibili, sino a pochi anni fa, esclusivamente il phone banking e il remote banking; quest’ultimo, pur utilizzando la rete telematica, si basa su un sistema privato di comunicazione che dà luogo a rapporti bilaterali banca-famiglia (home banking) o banca-impresa (corporate banking). Oggi, il concetto di “banca virtuale” si è esteso; tende a identificarsi con un intermediario che propone la propria offerta attraverso la Rete.
Nei prossimi appuntamenti cercheremo di approfondire il valore aggiunto che ha generato Internet nel rapporto tra i privati e le stesse banche.
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La seconda e ultima tappa relativa ai comunicati stampa diffusa via Web questa volta si soffermerà su due aspetti principalmente: la qualità dei contenuti e il target. Proseguendo nel trend negativo indicato ieri, và evidenziato come spesso e volentieri tali comunicazioni siano pienissime di errori, a volte originati da una mancata rilettura, altre volta da assolute mancanze per quanto concerne la conoscenza della nostra lingua. I periodi risultano particolarmente articolati e soprattutto estremamente lunghi, come hanno evidenziato diversi studi. Passando al target, invece, la tendenza principale del Web può essere definita come il classico “sparare nel mucchio”, nella speranza di beccare un destinatario realmente interessato ai contenuti realizzati: ebbene, mai strategia comunicativa è stata mai così sbagliata.
Un comunicato stampa, anche sul Web, va pianificato e realizzato nei minimi particolari, ma il lavoro di chi c’è dietro non può certo finire qui: indispensabile un’accurata analisi del target di riferimento, nel tentativo di rendere informati solo quei bloggers, webmaster o redattori solo per gli argomenti d’interesse, senza correre così il rischio di essere cestinati un domani senza nemmeno essere stati letti.
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Clamoroso Maradona. Stavolta Youtube non ci mostra gente comune, ma un video che conferma un virgolettato al quale si stentava a credere: dopo averne parlato qualche anno fa, il Pibe rincara la dose pubblicamente e risponde per le rime al nemico di sempre, Pelè. Dopo essere stato accusato da “O Rey” di essere un cattivo esempio per i giovani alla luce dei problemi di droga avuti fino a qualche anno fa, l’argentino ha risposta con tagliente ironia nella conferenza stampa di presentazione al match contro il Venezuela. Dopo aver dichiarato di non sentire la pressione, ha testualmente detto: “Lui ha esordito con un Pibe”, in riferimento alla notizia pubblicata nel 2000 da un tabloid inglese in cui si sosteneva che Pelè avesse perso la verginità a 14 anni con un uomo.Insomma, “El pibe de oro”, dopo essere inimitabile in campo, cerca di fare lo stesso anche da allenatore davanti ai microfoni. Facile immaginare che arriverà prontamente la risposta dello stesso Pelè, se non addirittura un’azione legale: la guerra tra i due più grandi continua.
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Come un paese falcidiato dai problemi della droga può proporre uno spot esilarante? Chiedere ad autentici professionisti colombiani. Il video in questione dura appena sedici secondi, ma, dal punto di vista della comunicazione pubblicitaria, non ha nulla da invidiare ad altri spot ben più famosi. Riteniamo che sia lanciato anche un chiaro messaggio agli addetti ai lavori: possibile, infatti, fare pubblicità sociale senza necessariamente mostrare immagini dure e crude come quelle che ritraggono le conseguenze per l’assunzione di alcool o droghe, ma anche attraverso scene che ci strappano un sorriso e che hanno sicuramente un potenziale più elevato nel dar vita a marketing virale.
Un applauso, pertanto, a chi riesce a sdrammatizzare un problema serio, serissimo, al punto tale che l’immagine intera di un Paese viene spesso associata a tale aspetto. Certo, è difficile pensare che possa essere l’alba di una nuova era, ma resta un’iniziativa da sottolineare.








